C’è un tempo e un luogo, nell’immensità dell’anima, dove tutto scorre e si invola nella rosea dimensione del ricordo. Istanti, attimi fuggevoli dell’esistenza si fanno colore e assurgono nelle sintetiche stratificazioni tonali dell’artista Paolo Mariani. Tramite tecniche miste, principalmente collage di carte pigmentate, crea affascinati ritmi visivi, netti e delicati, sublimati in un suadente equilibrio tra trasparenze e materia. Tracce del vissuto si trasfigurano nel paesaggio, nel luogo, negli eventi che quelle località hanno avuto nella storia divenendo, nel tratto geometrico, un fantasmagorico meta racconto.
Ho conosciuto Paolo nel suo stand alla Fiera di ArtePadova 2024. Mi ha colpito la personale visione intellettiva, l’immensa professionalità lavorativa, la sua pittura aero compositiva, la comune passione per il volo. Le opere dell’artista cercano nel colore le vibranti sonorità di lontane memorie che diventano testimonianza di una vita votata alla bellezza.
L’artista coglie nelle composizioni l’immensità del sogno, elaborato dai riflessi dei ricordi, dai soffi d’aria che vorticano impetuosi nel primo lancio col paracadute. Nell’immensità dell’azzurro il rombo del motore scuote le bianchissime nuvole. Ecco il salto nel vuoto, il successivo silenzio, ora leggero e controllato, ora libero di ammirare meravigliosi ritagli di territorio e cielo nelle sequenze simultanee di ardore e paradiso. Ecco la terra che si avvicina, i bianchi ombrelli dei paracadutisti, la riconquista della propria ombra sul verdissimo campo volo di Campoformido. La materia acquista una nuova vita, i colori si fanno corposi e iridescenti scomponendo i fili fluidi del vento in un’energia di luce sconvolgente che si dirama sopra mille terreni erbosi generando magicamente una vertiginosa e trasfigurata idealità percettiva.
Anche l’acqua per Paolo Mariani diviene fluido essenziale, entità viva in movimento che scorre nella continuità dei tempi. L’Adige, dai riflessi azzurro smeraldo, assume un colore ancora più intenso se navigato con ogni genere di imbarcazioni o ammirato dalle antiche vestigia veronesi delle rosse merlature di Castelvecchio. Rimembranze poetiche e scolastiche parlano di quel luogo incantato che ha conosciuto la storia di Re Teodorico, in sella a un impetuoso destriero, intento di catturare una cerva selvaggia, misteriosamente apparsa, che lo trascinerà in un incredibile viaggio nel cratere di Vulcano. Tra luce, forma e spazio i ricordi si sovrappongono piacevolmente generando giustapposizioni cromatiche che identificano un luogo-ricordo.