Luca Mantovani, giornalista ed editore attivo nel territorio veronese.
Moderatore di eventi istituzionali e culturali (come per Fondazione Cariverona) è attualmente caporedattore de «L’Arena», il quotidiano più diffuso a Verona e provincia.
Paolo Mariani e l’Aeropittura – «Il paesaggio visto dall’alto»
L’artista veronese ha presentato il suo lavoro alla Camera dei Deputati in un incontro voluto dall’onorevole Rosaria Tassinari
L’architettura codificata nel manifesto pubblicato nel 1929 e sottoscritto da artisti come Marinetti, Balla e Dottori, Prampolini, tradusse in pittura l’entusiasmo per il volo, la velocità e la macchina. Non solo la visione dell’alto ma anche la scomposizione del paesaggio per piani cromatici e il dinamismo della modernità.
A un secolo di distanza, in opere grafiche su tela di Paolo Mariani raccolgono quella lezione e la portano fino a noi. Veronese, aviatore per passione oltre che per storia personale, Mariani è stato a lungo un maestro del restauro dei beni monumentali – dal Teatro Olimpico di Vicenza agli Uffizi, dal Quirinale alle torri di San Gimignano fino al balcone di Giulietta a Verona – con una spiccata vocazione sperimentale per i materiali. Per più di quarant’anni ha annotato sulle agende di lavoro e nei taccuini dei suoi viaggi, le suggestioni che dal 2018 traduce in composizioni. Un linguaggio in cui Vittorio Sgarbi ha riconosciuto «un aeropittore di tipo nuovo, non l’imitazione dei futuristi, ma la loro intuizione più radicale – allontanarsi dalle cose, per distanza o per distacco, così da metterle a fuoco con maggiore chiarezza – riportata al presente».
Nei giorni scorsi il lavoro di Paolo Mariani è stato presentato a Roma, a Palazzo Montecitorio in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Aeropittura futurista, nell’ambito di un incontro promosso dall’onorevole di Forza Italia, Rosaria Tassinari, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Un contesto istituzionale di rilievo, che ha voluto interrogarsi non soltanto sulla memoria storica di una stagione straordinaria dell’arte italiana, ma sulla possibilità che alcune delle sue intuizioni fondamentali continuino a vivere nella ricerca contemporanea.
«L’anniversario del cento anni dell’Aeropittura futurista e le opere di Paolo Mariani rappresentano un’importante occasione per valorizzare un capitolo fondamentale della storia dell’arte italiana. Celebrare questo anniversario significa rendere omaggio a un movimento che ha saputo interpretare con coraggio e innovazione il rapporto tra arte, tecnologia e modernità. Le sue opere contribuiscono a mantenere vivo questo patrimonio culturale, offrendo al pubblico una preziosa testimonianza della creatività e della ricerca artistica del nostro Paese. È dovere delle istituzioni sostenere iniziative che promuovano la cultura e la memoria storica e il talento italiano», ha detto Rosaria Tassinari, Ad introdurre la figura e l’opera di Mariani è stato Giorgio Fasol, critico e collezionista d’arte contemporanea, che ha ricostruito il percorso di un artista la cui biografia sfugge a ogni classificazione convenzionale.
Nato a Verona nel 1952, Mariani ha lavorato negli Anni Ottanta il cristallo e la vetroresina, per poi diventare uno dei protagonisti del restauro monumentale in Italia e in Spagna. Hanno lasciato il segno nella sua formazione le collaborazioni con gli architetti Libero Cecchini e Tobia Scarpa. «Per anni – racconta Fasol -, aveva vissuto la frustrazione di non avere il tempo per dipingere – finché non capì che bastava rimandare al momento della creazione, non l’idea. Uno schizzo, un appunto, una parola. E l’immagine sarebbe rimasta al sicuro, ad aspettarlo. Questa convergenza tra vita e pittura ha una radice biografica precisa. Anni di volo con l’idrovolante hanno abituato l’artista a leggere il paesaggio come i futuristi lo sognavano: uno sistema di forze in movimento, non una veduta statica. La terra vista dall’alto si dissolve in piani sovrapposti, le geometrie emergono dove l’occhio a terra non le coglie, la luce cambia significato quando si toglie il peso del suolo. Non è un’influenza culturale – è un’educazione visiva vissuta in quota, che ha preceduto qualsiasi studio consapevole del Futurismo e che ne ha riprodotto, per altra strada, alcune delle tensioni essenziali. Non stupisce che la passione per il volo con l’idrovolante abbia finito per definire il punto di vista stesso della sua pittura: uno sguardo dall’alto, sospeso, che abbraccia insieme cielo, terra e acqua».