Guardando il percorso di un artista, capita spesso che il passato nasconda i segnali del futuro. Negli ultimi tempi la mia ricerca si è concentrata quasi esclusivamente sulla superficie della tela, esplorando lo spazio attraverso la modulazione di colori e trasparenze.
Eppure, c’è una dimensione “plastica” che ha sempre fatto parte del mio DNA creativo e che oggi torna a far sentire la sua urgenza.
All’inizio degli anni ’70, in concomitanza con la conclusione dei miei studi artistici, avevo creato due lavori in vetroresina a cui sono tuttora legato con nostalgia: “La foresta” e “La montagna di cristallo”..
Questi prototipi erano nati in piena epoca pop-rock e soprattutto la vetroresina, che avevo imparato a lavorare per costruire canoe per gareggiare, mi consentiva di realizzare oggetti moderni che potevano evocare mondi nuovi, luminosi e fantastici.
Oggi, in quelle lampade, non vedo più soltanto un ricordo o un interessante esperimento espressivo. Vi riconosco, piuttosto, le tracce di un nuovo dialogo con la dimensione “acqua” che per me risulta sempre presente, affascinante ed indispensabile.
Questo legame profondo tra la luce, acqua e spazio sta segnando l’inizio di una nuova fase del mio percorso. Un ritorno alla dimensionalità che, partendo da quelle prime intuizioni, poi ampiamente vissute e conosciute, si prepara a esplorare orizzonti artistici promettenti e del tutto inediti.



