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	<item>
		<title>Recensione di Fix TalentArt</title>
		<link>https://www.paolomarianiartdesign.it/recensione-di-fix-talentart/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 06:49:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><b>Fix TalentArt</b> è una galleria d’arte contemporanea che opera attualmente tra Vicenza e Padova. Particolarmente sensibile alla necessità di dare voce e spazio ad artisti emergenti, si è impegnata in questi anni nella promozione di mostre d’arte, eventi culturali e molto altro<br>Pubblico con piacere la breve ma sensibile recensione che ha voluto dedicarmi.</p>]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><b>Fix TalentArt</b> è una galleria d’arte contemporanea che opera attualmente tra Vicenza e Padova. Particolarmente sensibile alla necessità di dare voce e spazio ad artisti emergenti, si è impegnata in questi anni nella promozione di mostre d’arte, eventi culturali e soprattutto nella creazione di una vera e propria comunità in cui lo scambio di opinioni ed esperienze arricchisca artisti, amanti dell’arte e collezionisti.</p>
<p>Ho il piacere di collaborare con questa realtà da alcuni anni e pubblico con piacere la breve ma sensibile recensione che ha voluto dedicarmi in occasione di Art3f Luxemburg.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Paolo Mariani &#8211; La memoria stratificata dell&#8217;immagine</h2>
<p>Nel lavoro di Paolo Mariani si coglie una profonda tensione tra memoria e visione, tra gesto e pensiero. Artista di formazione eclettica con solide basi nella grafica, nella fotografia e persino nella sociologia, Mariani attraversa decenni di esperienza visiva e manuale<strong> portando nell&#8217;opera d&#8217;arte una stratificazione culturale e tecnica che la rende densa, complessa, ma sempre leggibile.</strong> La sua poetica si struttura come un diario visivo sedimentato nel tempo: appunti di viaggio, riflessioni intime, impressioni raccolte durante una vita di lavoro e osservazione, riemergono sotto forma di composizioni in cui la materia pittorica e il collage dialogano con armonia e ritmo. <strong>La spatola stende acrilici su carte colorate, levigando i contrasti, dando vita a trasparenze che sono anche metafore: nulla è mai completamente svelato, tutto rimanda a qualcos&#8217;altro, a un altrove. </strong></br><br />
La doppia anima dell&#8217;opera, iconografica e introspettiva, racconta di luoghi visti e di stati d&#8217;animo vissuti, senza mai cedere all&#8217;illustrazione. Le architetture, gli spazi, le città sono evocati più che descritti, filtrati attraverso uno sguardo che sa cogliere l&#8217;essenza più che la forma. Mariani, con il suo passato nel restauro monumentale e la sua attenzione per il dettaglio tecnico, <strong>porta in pittura una cura costruttiva rara: ogni lavoro è costruito come un oggetto unico, dove si riconosce la mano dell&#8217;artigiano, ma anche la mente del pensatore</strong>. La sua arte è colta ma accessibile, silenziosa ma non muta. È un invito a guardare lentamente, a leggere le immagini come si leggono le pagine di un taccuino di viaggio: con rispetto, con curiosità, con empatia. In un presente frammentato, l&#8217;opera di Paolo Mariani si offre come un luogo in cui ritrovare coerenza, profondità e bellezza.</p></div>
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		<title>Recensione di Vittorio Sgarbi</title>
		<link>https://www.paolomarianiartdesign.it/recensione-di-vittorio-sgarbi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 08:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[evidenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.paolomarianiartdesign.it/?p=2568</guid>

					<description><![CDATA[Vittorio Sgarbi, storico e critico d’arte tra i più famosi e autorevoli, ha dedicato alcune riflessioni alle opere di Paolo Mariani, sottolineando echi e personali spunti di ricerca che ne valorizzano il percorso espressivo. Riportiamo il testo integrale di “Paolo Mariani, l’eco invisibile del paesaggio”]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner">Vittorio Sgarbi in una recente foto con Gabriele  Salvatore di Artemente Gallery, con cui esite una proficua collaborazione</div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Storico e critico d’arte tra i più autorevoli in Italia, <strong>Vittorio Sgarbi</strong> ha dedicato alcune riflessioni al lavoro di Paolo Mariani. Le sue parole offrono uno sguardo attento e colto che ne valorizza la ricerca e il percorso espressivo.</p>
<p>Siamo orgogliosi di poterne riportare a seguito il testo integrale</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Paolo Mariani, l’eco invisibile del paesaggio</h2>
<p>Sono passati cento anni esatti da quando il pittore e aviatore futurista <b>Fedele Azari</b> creava quella che viene riconosciuta come la prima opera di aeropittura. Il titolo era <span class="times">Prospettiva di volo</span> e la composizione anticipava quelle che si riveleranno poi le <b>caratteristiche di base dell’aeropittura, con prospettive mobili e policentriche, vedute simultanee e sovrapposte, con campi geometrici che si schiacciano e si aprono come ventagli</b>, città e campagne ridotte a trapezi, rombi, losanghe colorate che si inseguono nello spazio. È, nella prospettiva tipicamente futurista, la trasposizione dell’occhio del pilota che si fa esso stesso pennello: la terra vista dall’alto si frantuma in piani diagonali, tetti e strade diventano schemi cromatici, il paesaggio non è più stabile ma una continua rotazione di frammenti che si attraggono e si respingono come forze in tensione. <b>Non più il quadro statico e contemplativo</b> della pittura classica quattro o cinquecentesca, dunque, né il paesaggio romantico dei pittori del primo Ottocento, ma <strong>una nuova realtà sensibile e visionaria:</strong> prospettive mobili e policentriche, vedute simultanee e sovrapposte, campi geometrici che si aprono e si richiudono come ventagli cromatici, città e campagne ridotte a trapezi e losanghe che si inseguono nello spazio, in un’armonia fatale e prodigiosa generata dal volo, ben sintetizzata, in perfetto stile parolibero, da <b>Filippo Tommaso Marinetti</b> in una poesia del 1941, che evocava “quadri complessi plastici architetture interne polimateriche e ceramiche al mare strapotente ebbro e sgargiante di geometrie coni triangoli e scalpitanti cavalcate di schiume” e “le convincenti forme plastiche che esprimono i fruscii i rumori i fragori delle acque e dei venti all’assalto degli alti strapiombi sopra le risacche di ghiaia frenetizzate”.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Non so se Paolo Mariani, di formazione restauratore (ha al suo attivo importanti progetti come il Teatro Olimpico di Vicenza, la Galleria degli Uffizi, il Palazzo del Quirinale, le torri di San Gimignano e il balcone di Giulietta a Verona), e aviatore per storia personale e per passione, abbia mai guardato con attenzione alle prospettive aeropittoriche futuriste. Più che di derivazione diretta, sembrerebbe infatti più puntuale parlare, nel suo caso, di una <b>consonanza poetica</b>, forse addirittura involontaria o inconsapevole. Quasi Mariani potesse dirsi, per paradosso, un aeropittore di tipo nuovo, svuotato ormai dal mito della velocità e della simultaneità – che furono entrambe centrali per i futuristi – ma <b>capace di conservarne il nucleo più radicale: l’intuizione che, allontanandosi dal dato fenomenico – sia per distanza fisica che per distacco psicologico – lo si può mettere a fuoco con maggiore chiarezza, e sintetizzarlo meglio</b>. </p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>“Primo lancio a Campoformido &#8211; Agenda 1984”</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Non più la rappresentazione descrittiva di un paesaggio, ma forme essenziali che, proprio perché trasfigurate, finiscono col restituire, di quel paesaggio, un’impressione più intensa e duratura.<br />Il paesaggio infatti non è mai riportato, nei quadri Mariani, in maniera pedissequa, né latamente trasfigurata: vi è, invece, una <b>sorta di eco trasfigurata, una memoria che si deposita lentamente e si stratifica come accade con le velature di colore, generando non l’immagine descrittiva ma la sua impronta interiore, non il luogo riconoscibile ma il ritmo che lo attraversa e che resta inciso nella coscienza</b>; e in questa traslazione, che è già atto poetico prima ancora che pittorico, si riconosce, per consonanza e per necessità, quella stessa tensione che <strong>Kandinsky</strong> racconta nelle sue <span class="times">Rückblicke</span>, quando ricorda dello “spettacolo inatteso” che lo colse un giorno al crepuscolo, a Monaco, al rientro nello studio, “con la scatola dei colori dopo aver dipinto uno schizzo, ancora tutto immerso nel mio sogno”, e l’apparizione improvvisa di “un quadro di straordinaria bellezza, che brillava di un raggio interiore”: “Restai interdetto, poi mi accostai a questo quadro rebus in cui non vedevo che forme e colori e il cui contenuto mi era incomprensibile”, giacché – scoprirà solo dopo un momento – “era un mio quadro appeso erroneamente di lato”. </p></div>
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				<a href="https://www.paolomarianiartdesign.it/wp-content/uploads/780px-Untitled_First_Abstract_Watercolor_by_Wassily_Kandinsky-1.webp" class="et_pb_lightbox_image" title="L’acquarello — pur non essendo l’opera a cui Kadinsky fa riferimento in &quot;Rückblicke&quot; del 1913, che rimane non identificata —  è considerato dalla critica l’inizio dell’Astrattismo"><span class="et_pb_image_wrap "><img loading="lazy" decoding="async" width="780" height="617" src="https://www.paolomarianiartdesign.it/wp-content/uploads/780px-Untitled_First_Abstract_Watercolor_by_Wassily_Kandinsky-1.webp" alt="L’acquarello — pur non essendo l’opera a cui Kadinsky fa riferimento in &quot;Rückblicke&quot; del 1913, che rimane non identificata —  è considerato dalla critica l’inizio dell’Astrattismo" title="780px-Untitled_(First_Abstract_Watercolor)_by_Wassily_Kandinsky (1)" srcset="https://www.paolomarianiartdesign.it/wp-content/uploads/780px-Untitled_First_Abstract_Watercolor_by_Wassily_Kandinsky-1.webp 780w, https://www.paolomarianiartdesign.it/wp-content/uploads/780px-Untitled_First_Abstract_Watercolor_by_Wassily_Kandinsky-1-480x380.webp 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 780px, 100vw" class="wp-image-2578" /></span></a>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>“Primo acquerello astratto“ opera del 1910 di Vasilij Kandinskij conservato al Centre Pompidou è considerato dalla critica l’inizio dell&#8217;Astrattismo pur non essendo probabilmente l’opera a cui fa riferimento l’artista nel suo testo .</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Un errore fortuito, dunque (il capovolgimento di un quadro che raffigurava un paesaggio) che lo condusse alla <strong>scoperta che l’oggetto in sé, né la sua rappresentazione, erano più indispensabili, che, anzi, essi avrebbero potuto “nuocere alla pittura”, e che il compito del pittore era ormai quello di chiedersi, con un senso di vertigine e responsabilità – “che cosa deve sostituire l’Oggetto?</strong>”.<br />Da qui, dunque, prende corpo anche il metodo di lavoro di Paolo Mariani, che non è aderente ad alcun dato fenomenico, pur non prescindendo da esso; che va oltre la descrizione del paesaggio, ma ne conserva un’eco nella memoria oltre che nei titoli.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>La fonte primaria del suo lavoro è sempre la sua agenda – compagna inseparabile dei suoi viaggi –, che, durante i suoi spostamenti di lavoro o nella sua vita privata, raccoglie il ricordo e la testimonianza di luoghi, date, impressioni fugaci rimaste impresse nella memoria dell’artista. Non è solo un taccuino di appunti, ma <b>una vera mappa esistenziale, che trasforma l’esperienza vissuta in traccia pittorica</b>. E, di conseguenza, anche titoli delle opere non sono mai semplici etichette, ma veri e propri indizi: <span class="times">Versilia – Agenda 2000</span>, <span class="times">Radura con ranuncoli a Malo – Agenda 1991</span>,<span class="times"> Il verde Adige a Castelvecchio – Agenda 1993</span>. Giorni, luoghi, circostanze precise che affiorano come coordinate personali, ancorando ogni tela a un frammento di vissuto che, nel processo pittorico, si allarga fino a diventare universale.<br />In questa dialettica nasce il doppio registro che caratterizza la sua opera: da un lato la traccia iconografica, che lega il quadro a un paesaggio riconoscibile, almeno nel titolo; dall’altro la dimensione introspettiva, che, di fatto, dissolve quella traccia in geometrie, in colori, in ritmi. Così un tramonto può essere attraversato da un segno scuro (<span class="times">Lazise, tramonto con telefonata – Agenda 2002</span>), evocando forse un’improvvisa interruzione di un momento sospeso; un arenile può ridursi a bande di giallo e nero (<span class="times">La spiaggia di Boccasette – Agenda 1991</span>), richiamando la forza cieca degli elementi naturali; un prato può risalire in slanci verticali e in segni rossi (<span class="times">Radura con ranuncoli a Malo – Agenda 1991</span>), come vitalità che si rigenera; un fiume può scorrere in stratificazioni di verdi e blu (<span class="times">Il verde Adige a Castelvecchio – Agenda 1993</span>), più vicino al ricordo che alla veduta diretta.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>“Lazise, tramonto con telefonata &#8211; Agenda 2002”</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>“Radura con ranuncoli a Malo &#8211; Agenda 1991”</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Mariani costruisce i quadri attraverso collage di carte pigmentate e colorate, ritagli che si incastrano sulla tela e che vengono poi attraversati da campiture di acrilico stese con la spatola. <strong>Non è un colore accumulato ma levigato, che smussa i contrasti e lascia emergere stratificazioni, vibrazioni sottili, trasparenze. Una grammatica visiva che richiama i</strong> <span class="times">papiers découpés</span> <strong>di Matisse,</strong> ma che se ne distacca per approdo e spirito: là dove Matisse celebrava l’esuberanza vitale della forma pura, Mariani sospende infatti il gesto, lo porta in una<strong> dimensione meditativa, poetica</strong>, in cui la materia diventa atmosfera. Le carte, più che sagome nette, sono brandelli, lacerti che si intrecciano come tessuti, costruendo paesaggi interiori più che vedute..</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Non è secondario, dopottutto, il fatto che Mariani abbia esercitato per decenni l’attività di restauratore. Nei suoi interventi – dalla chiesa di San Procolo a Verona con Libero Cecchini agli scavi scaligeri con Peter Hudson, dalle Scuderie medicee al Quirinale, fino al restauro del balcone di Giulietta – ha imparato a <strong>trattare la materia fragile, a rispettarne le ferite, a salvarne la memoria senza cancellarla</strong>. In pittura resta quella stessa sensibilità: la consapevolezza che <strong>ogni strato ha un valore, che ogni frammento porta con sé un tempo, e che il gesto dell’artista non è mai arbitrario ma parte di una costruzione armonica</strong>.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ed è sempre in questa chiave, che si dipana tra tempo, memoria e ricerca di un’armonia che vada al di là delle forme e delle apparenze del dato sensibile, che si può leggere <span class="times">Primo lancio a Campoformido – Agenda 1984</span>. Il titolo evoca un’esperienza estrema, e la composizione, con la sua verticalità scandita e le aperture diagonali, sembra alludere a un lancio col paracadute. Qui la memoria del volo si fa più evidente, e qualcosa dell’antica aeropittura sembra riaffiorare, come riflesso lontano di quel linguaggio che cento anni fa trasformò la visione del paesaggio nella pittura moderna.<br />Così si compie, tra memoria e sogno, rigore e poesia, la traiettoria visiva di Paolo Mariani: <strong>ultimo, forse, degli aeropittori, e insieme primo dei paesaggisti di una interiorità nuova, dove il volo si fa ricordo, e il paesaggio non è più veduta ma impronta, vibrazione, eco invisibile che continua a risuonare dentro di noi.</strong></p>
<p>Vittorio Sgarbi<br />Roma, 1 settembre 2025.</p></div>
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		<title>Recensione di Francesco Caracciolo</title>
		<link>https://www.paolomarianiartdesign.it/recensione-di-francesco-caracciolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 09:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.paolomarianiartdesign.it/?p=2425</guid>

					<description><![CDATA[Francesco Caracciolo, storico e critico d’arte,  e recentemente membro della 17° Commissione Arte dell’Intergruppo Parlamentare per lo sviluppo del Sud Aree Minori e Isole fragili presso la Camera dei Deputati a Roma, ha seguito la manifestazione Premio Jesolo 2025. 
In occasione di quest’evento, in cui erano esposte ben 11 opere di Paolo Mariani, ha stilato la seguente recensione.]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p><b>Francesco Caracciolo</b>, storico e critico d’arte,  e recentemente membro della 17° Commissione Arte dell’Intergruppo Parlamentare per lo sviluppo del Sud Aree Minori e Isole fragili presso la Camera dei Deputati a Roma, ha seguito la manifestazione Premio Jesolo 2025.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Artista polimaterico ed avanguardista, Paolo Mariani (15 maggio 1952), veronese di nascita, consegue la maturità classica col massimo dei voti; ha persino una formazione da restauratore, avendo egli stesso brevettato delle attrezzature e delle tecnologie che saranno utilizzate su monumenti ed edifici di pregio. </p>
<p>Recentemente l&#8217;artista-restauratore ha partecipato con una sua mostra personale all&#8217;ambito Premio Jesolo di Artemente Gallery che ha aperto i battenti il 1° giugno 2025: in questo straordinario contesto Paolo ha esposto 11 opere che ripercorrono le memorie e i ricordi dell&#8217;autore attraverso delle vedute di luoghi che fanno parte della sua esperienza di vita vissuta – titoli sono emblematici come ad esempio <b>&#8220;Forno con pasticceria a Reggio Emilia&#8221;</b> e <b>&#8220;Venegazzù Treviso&#8221;</b> – in cui l&#8217;autore, forte di una consolidata esperienza nel campo della grafica, della pubblicità e del marketing, ha messo a punto una particolare tecnica che consiste nell&#8217;eseguire i suoi pannelli con l&#8217;acrilico e carta su tela, i quali sono il prototipo dei multipli a stampa su tessuto satin polifibra.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner">La straordinarietà di tali opere consiste segnatamente nella particolare combinazione di colore intenso e di forme geometriche, laddove nelle sue tele prendono forma espressioni e stati d&#8217;animo che rivivono con una tale intensità da trascendere la realtà sensibile per materializzarsi in forme mentali di grande impatto emotivo: accanto al tratto più marcato di linee e di segmenti, prendono vita altre forme, quali cerchi, quadrati ma anche essenze non ben delineate che riecheggiano immediatamente i luoghi visitati dall&#8217;autore laddove anche una linea o un segmento può richiamare un ramo, un albero, un sentiero, dei passi o un ruscello che scorre in una sorta di sinestesia di colori, sensazioni e luoghi realmente vissuti dall&#8217;artista.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Recensione di Gianluigi Guarneri </title>
		<link>https://www.paolomarianiartdesign.it/recensione-di-gianluigi-guarneri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 14:56:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.paolomarianiartdesign.it/?p=2130</guid>

					<description><![CDATA[Riportiamo la recensione di Gianluigi Guarneri docente di storia dell’arte, critico d’arte e giornalista pubblicista. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano il professore condivide con Paolo Mariani la passione per il volo.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="et_pb_section et_pb_section_3 et_section_regular" >
				
				
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner"><b>Gianluigi Guarneri</b>, professore e critico d’arte ha stilato la seguente recensione su le opere grafiche di Paolo Mariani:</div>
			</div><div class="et_pb_module et_pb_text et_pb_text_20  et_pb_text_align_left et_pb_bg_layout_light">
				
				
				
				
				<div class="et_pb_text_inner"><p>C’è un tempo e un luogo, nell’immensità dell’anima, dove tutto scorre e si invola nella rosea dimensione del ricordo. Istanti, attimi fuggevoli dell’esistenza si fanno colore e assurgono nelle sintetiche stratificazioni tonali dell’artista Paolo Mariani. Tramite tecniche miste, principalmente collage di carte pigmentate, crea affascinati ritmi visivi, netti e delicati, sublimati in un suadente equilibrio tra trasparenze e materia. Tracce del vissuto si trasfigurano nel paesaggio, nel luogo, negli eventi che quelle località hanno avuto nella storia divenendo, nel tratto geometrico, un fantasmagorico meta racconto.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Ho conosciuto Paolo nel suo stand alla Fiera di ArtePadova 2024. Mi ha colpito la personale visione intellettiva, l’immensa professionalità lavorativa, la sua pittura aero compositiva, la comune passione per il volo. Le opere dell’artista cercano nel colore le vibranti sonorità di lontane memorie che diventano testimonianza di una vita votata alla bellezza.<br />L’artista coglie nelle composizioni l’immensità del sogno, elaborato dai riflessi dei ricordi, dai soffi d’aria che vorticano impetuosi nel primo lancio col paracadute. Nell’immensità dell’azzurro il rombo del motore scuote le bianchissime nuvole. Ecco il salto nel vuoto, il successivo silenzio, ora leggero e controllato, ora libero di ammirare meravigliosi ritagli di territorio e cielo nelle sequenze simultanee di ardore e paradiso. Ecco la terra che si avvicina, i bianchi ombrelli dei paracadutisti, la riconquista della propria ombra sul verdissimo campo volo di <b>Campoformido</b>. La materia acquista una nuova vita, i colori si fanno corposi e iridescenti scomponendo i fili fluidi del vento in un’energia di luce sconvolgente che si dirama sopra mille terreni erbosi generando magicamente una vertiginosa e trasfigurata idealità percettiva.<br />Anche l’acqua per Paolo Mariani diviene fluido essenziale, entità viva in movimento che scorre nella continuità dei tempi. L’Adige, dai riflessi azzurro smeraldo, assume un colore ancora più intenso se navigato con ogni genere di imbarcazioni o ammirato dalle antiche vestigia veronesi delle rosse merlature di <b>Castelvecchio</b>. Rimembranze poetiche e scolastiche parlano di quel luogo incantato che ha conosciuto la storia di Re Teodorico, in sella a un impetuoso destriero, intento di catturare una cerva selvaggia, misteriosamente apparsa, che lo trascinerà in un incredibile viaggio nel cratere di Vulcano. Tra luce, forma e spazio i ricordi si sovrappongono piacevolmente generando giustapposizioni cromatiche che identificano un luogo-ricordo.</p></div>
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			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_17 et_pb_equal_columns">
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				<div class="et_pb_text_inner">Venezia, <b>San Zaccaria</b>, dalle origini bizantine, consacrata al padre di San Giovanni Battista dall’Imperatore Leone V l’Armeno, appare nella sua veste rinascimentale, come un monumento iconico  dalle differenziate e complesse nuance della materia. Il colore rosso prevale, si insinua nelle strutture della composizione facendo risaltare ulteriormente la bianca superficie della bellissima chiesa. Turchese, smeraldo, cristallo, sole, silenzio, ci trasportano lontani, verso un altro affascinante mare, quello Ligure, sul quale si apre il <b>Golfo di Baratti</b>, lungo la costa  della Maremma. Le ambrate sabbie e l’acqua cristallina luccicano tramite frammenti ferrosi provenienti dalle antiche lavorazioni etrusche che Paolo riprende sovrapponendo delicate strutture geometriche in eleganti sovrapposizioni plastiche. <b>Per l&#8217;artista il paesaggio è solo un iniziale paradigma dal quale ispirarsi per elaborare altre estensioni figurative dalle imprevedibili attese</b>. Sabbie, brezze improvvise, profumati arbusti, riverberi e connotativi segnali di arcaiche civiltà sublimano in mutevoli tracce dalle complesse e impreviste interrelazioni.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_28  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
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				<div class="et_pb_text_inner">Il mare d’inverno, ricordo personale e collettivo di musicale memoria “è un concetto che il pensiero non considera più ”… diviene per l’artista luogo unico e iridescente costellato  da nere strutture in legno che delimitano le spiagge illuminate dal sole giallo arancio del tramonto. L’artista coglie nel frammento di tempo e luogo un tratto, una traccia, un effimero istante creando un rapporto tra ogni singola elaborazione e la sua corrispondente sinossi interiore. <b>Affiora nelle opere dell’artista una misteriosa sintonia tra liricità e segno, contenuto e sintesi, alla ricerca di una continua semplificazione del tratto fino alla quasi assenza della componente pittorica</b>. Nell’Arte di Paolo Mariani un’astratta ritmicità di moduli grafici sublima in precise alternanze spaziali che confluiscono in una successione di simboli simili ad un personale e misterioso linguaggio nel quale l’artista trova libertà, felicità, senso del proprio esistere.</div>
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			</div><div class="et_pb_row et_pb_row_19 et_pb_equal_columns">
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				<div class="et_pb_text_inner">Il volo, come pilota di ultraleggeri, accentua il desiderio di spazio, cosmo, libertà. Paolo Mariani è un pilota di idrovolante anfibio con il quale s’invola nei cieli del mondo alla ricerca di emozioni e lirici frammenti di poesie senza tempo “[…] eseguo i controlli di rito prima di portare il motore al minimo e spiralare con una virata dolce e continua sino ad un metro dall’acqua […]”.  L’acqua, verde smeraldo, del Lago di Garda profuma di gioia, bagliori, amene tonalità. Paolo trova nel Volo e nell’Arte il palpito del suo cuore attraverso l’elaborazione di accadimenti che veleggiano liberamente in una sequenza di affascinanti esperienze figurative. <b>La spazialità diviene forza propulsiva, luogo dove l’essere sensibile conduce alla creazione del mondo percepito e successivamente traslato nell’incantevole racconto della vita intesa come impegno e passione</b>. L’immagine tempo assume per Paolo una complessa rivelazione, dove ogni attimo, ogni colore si carica di infinite soavità intellettive sospese tra esteriorità e interiorità, donando al viaggio, di qualsiasi estensione temporale e geografica, un inedito significato. Le opere di Paolo Mariani esplorano territori invisibili e visionari, navigano  oltre la dimensione imitativa della realtà sospese nell’infinito divenire, testimoni di istanti, gemme preziose di irrevocabili respiri, lievi e sensibili, sottesi nelle profondità dell’anima.</div>
			</div>
			</div><div class="et_pb_column et_pb_column_1_2 et_pb_column_31  et_pb_css_mix_blend_mode_passthrough et-last-child">
				
				
				
				
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			</div>
				
				
			</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La recensione di Stefano Filippi</title>
		<link>https://www.paolomarianiartdesign.it/la-recensione-di-stefano-filippi/</link>
					<comments>https://www.paolomarianiartdesign.it/la-recensione-di-stefano-filippi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[staff]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 15:56:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Il noto giornalista  (ha scritto per «L'Arena», «Il Giornale» e «La Verità» come caporedattore e inviato speciale) ma anche scrittore e  critico d’arte, ha recensito l’opera e l’approccio artistico di Paolo Mariani.]]></description>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Stefano Filippi, noto giornalista, scrittore e critico d’arte recensisce l’opera e l’approccio artistico di Paolo Mariani:</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Colori, colori e ancora colori. Mescolati ai ricordi di stagioni lontane, alle sensazioni risvegliate da gioie e memorie che si riaffacciano alla mente scorrendo le agende del tempo passato. Eco di immagini che si trasformano in sprazzi di luce o in ombre improvvise. Stati d’animo trasfigurati in strati d’animo, in emozioni sedimentate ma vive, presenti, capaci di ispirare il momento attuale. L’opera di Paolo Mariani è un viaggio nei luoghi e nell’anima, una riscoperta della realtà ma anche di sé, una navigazione nei mari del cuore che a volte sono azzurri come il cielo e placidi come un giorno di festa, e altre volte appaiono lacerati da contraddizioni irrisolvibili, percorsi da brividi che rincorrono un’origine.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Mariani è un artista profondamente immerso nella vita. Egli stesso ha vissuto varie esistenze: studente, imprenditore, pilota, uomo di marketing e pubblicità, inventore, sociologo, mecenate, designer. La realtà che gli è data lo attrae e lui vi si tuffa con tutto il suo carico di umanità.<br />Si fa calamitare dal fascino di scoprire il significato del reale, quanto nell’avventura di maneggiare la materia, fino al punto di creare nuovi materiali.</p>
<p>Per anni l’attività principale di questo artista poliedrico è stata il restauro conservativo di prestigiosi complessi architettonici minacciati dallo scorrere dei secoli. Per fare rivivere il passato e regalare a esso un futuro, Mariani ha brevettato tecnologie e attrezzature da lui stesso messe a punto, impiegate in edifici e monumenti di altissimo valore storico e artistico. Con i primi lavori mise in sicurezza gli scavi archeologici nella chiesa veronese di San Procolo, a due passi da San Zeno, assieme all’architetto <strong>Libero Cecchini</strong>.<br />Il rapporto umano e professionale con il progettista veronese sarà fondamentale per la formazione di Mariani, al pari della collaborazione con <strong>Tobia Scarpa</strong>, architetto e designer veneziano i cui oggetti sono esposti in alcuni tra i più importanti musei al mondo. Dopo San Procolo, fu la volta degli Scavi scaligeri con l’archeologo britannico <strong>Peter Hudson</strong>.<br />Da lì il raggio di azione di Mariani negli interventi antisismici e nei risanamenti architettonici prese a estendersi in Italia come all’estero.<br />La Galleria degli Uffizi e le Scuderie medicee a Firenze. Il Teatro Olimpico a Vicenza. Il Palazzo del Quirinale a Roma. La Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. La chiesa degli Eremitani, con gli ineguagliabili affreschi di Giotto, a Padova. Le Torri medioevali a San Gimignano. Il Palazzo Papadopoli a Venezia con i suoi dipinti del Tiepolo. Ma anche il Palacio Real de Aranjuez a Madrid e il Museo militare nel quartiere di Santa Apolónia a Lisbona.<br />Alla sua Verona, fuori dalle cui mura secondo Shakespeare non c’è mondo, Mariani ha regalato il restauro completo del balcone di Giulietta, la prima attrazione turistica della città scaligera insieme con l’Arena. Accanto al consolidamento, ne ha ricostruito storia e iconografia in un volume poi tradotto anche in inglese e tedesco. Tutto a proprie spese.</p>
<p>Passato e presente, i due poli che hanno dato energia all’intera sua vita artistica, si sono fusi anche nell’attività professionale.<br />Ovunque andasse, Mariani si è sempre fatto accompagnare da un’amica inseparabile: un’agenda. Un taccuino di viaggio in cui appuntava pensieri improvvisi, impressioni fugaci, luoghi del cuore, memorie insondabili che non dovevano polverizzarsi con lo scorrere del tempo. Sono pagine su cui, giorno dopo giorno, si depositavano suggestioni, schizzi, appunti di emozioni.<br />Un archivio di idee che custodisce e tratteggia il percorso artistico. Così, nel momento in cui stava maturando la scelta di ridurre l’attività imprenditoriale, Mariani ha cominciato a dare libera espressività al talento artistico, mettendo a punto una particolarissima tecnica che egli aveva affinato nel corso degli anni, nei brandelli di tregua strappati al lavoro. I brandelli di tempo evolvono in frammenti iconici, scarni ed essenziali, che a loro volta si trasformano in lunghi ritagli di carte colorate applicate sulla tela, alle quali si sovrappongono colori acrilici stesi quasi sempre con la spatola.<br />È un insieme di materiali diversi che creano un amalgama armonico e suggestivo. È questo impasto a dare forma al percorso creativo, e questa elaborazione artistica prende corpo senza mai tagliare le radici che l’hanno ispirata. Al punto che, nelle composizioni di Mariani, la firma è accompagnata al riferimento preciso al giorno e al luogo che sono stati la scaturigine dell’opera. Anzi, la circostanza stessa diventa il titolo del quadro.<b> “Agenda 1998, giovedì a Trieste, Paolo Mariani 2022”</b>. <b>“Agenda 1998, Paolo Mariani 2019, il forno con pasticceria, Reggio Emilia”</b>. <b>“Paolo Mariani 2022, Agenda 2000, Versilia”</b>.<br />Il legame tra tempo, spazio, ispirazione, memoria, è inscindibile; è un rapporto capace di dare un nome alle cose. E chi si sofferma davanti alla produzione di questo artista deve in qualche modo immedesimarsi in ciò che lui ha vissuto, ha sperimentato e immaginato, e forse anche sofferto.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Per esempio: <b>“Lazise tramonto con telefonata”</b>. Cielo, rocce, alberi si specchiano nelle acque del Garda mentre un elemento scuro vi risalta come fosse un corpo estraneo alla quiete del lago, forse uno squillo importuno che ha squarciato un’atmosfera irripetibile, forse una chiamata di lavoro che ha riportato l’artista nel mondo reale. O ancora, <b>“Radura con ranuncoli a Malo”</b>.<br />Ti aspetti una dolce distesa erbosa, un brillante prato verde punteggiato di pianticelle multicolori, soprattutto gialle, e ti ritrovi strisce di tinte calde e trasparenti ad arrampicarsi verso l’alto, protese al cielo, con rosse macchie squadrate che irradiano luce e amore, simboli della vita che pulsa, che spunta e rispunta, e nulla la può frenare. O viceversa, <b>“La spiaggia di Boccasette”</b>. Boccasette è un arenile poco conosciuto strappato al delta del Po, che per nove mesi all’anno – quando non vi sono piantati alcuni rari ombrelloni – rimane in balìa degli eventi naturali.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><p>Sulla tela, tra le infinite sfumature gialle della battigia, si stagliano strisce nere, irregolari, ora sottili, ora massicce, che richiamano la forza irrefrenabile della natura. I tronchi arenatisi sulla riva, la potenza delle mareggiate, il cordone delle dune, la vegetazione che cresce incontaminata nelle lingue di terreno risparmiate dalla sabbia e dalla salsedine. Nel turbine degli elementi, si affacciano tre striscioline rosse, e chissà che nell’immaginazione dell’artista non siano rimasti piantati i grossi tronchi conficcati nel fondale per difendere la riva, tra gli scanni che si allungano nel mare.<br />Sono l’unico elemento umano in questo angolo disabitato, le sole vestigia capaci di resistere alla natura selvaggia.</p>
<p>L’opera di Mariani è un dialogo ininterrotto tra il passato e il presente, ma anche un confronto introspettivo tra sé e il mondo. Che si trovi in una grande città oppure in un litorale solitario, nei suoi paesaggi l’artista comunica la passione di trovarsi in un luogo affascinante e omaggia la bellezza di ciò che lo circonda e di cui lui, l’artista stesso, non è un osservatore esterno e distaccato ma un soggetto partecipe.<br />Dalle sue tele balza allo sguardo una vita che palpita, che erompe dalla materia e si fa presente, fuori dal tempo, qui e ora.<br />È un momento meditativo, una pausa di riflessione priva di affanni e senza nostalgia, e al contempo un modo nuovo di rivedere ciò che fu attraverso l’estro, la fantasia, l’esperienza. Una ri-creazione.</p></div>
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